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LA CHIESA DI SAN LORENZO

NOTE STORICHE

 

 

LA CHIESA MADRE DI CAPOSELE
 
In questo luogo, nella seconda metà del Trecento, il vescovo caposelese Francesco Tonzo, minore conventuale, fece edificare un convento di frati con annessa chiesa  dedicata a San Francesco. Soppresso agli inizi dell’Ottocento, il convento venne adibito ad usi civici mentre la chiesa rimase aperta al culto, affidata alle cure del clero. Dopo il terremoto del 1853, che distrusse la vetusta chiesa madre in località Ponte, la chiesa francescana, dotata di un massiccio campanile ed opportunamente trasformata divenne, fino al 23 Novembre 1980, data della sua distruzione a causa del sisma, il tempio principale di Caposele, dedicato al Patrono San Lorenzo Martire.
 
 
L’attuale tempio, sorto sulle macerie del preesistente, si impone per le sue linee architettoniche particolari tali da farne uno dei più belli d’Italia. Progettata dall’architetto Vittorio Gigliotti nel 1986, la chiesa, il cui progetto nel 1988 ottenne il primo premio alla Mostra Internazionale di Architettura di New York, nasce da una felice interpretazione del brano del profeta Ezechiele (Ez. 47, 1-23) nel quale è narrata la visione dell’acqua che, sgorgando dal Tempio di Gerusalemme, fluisce, risana e dona la vita. Come da Caposele le acque ristoratrici del Sele donano linfa vitale alle altrimenti riarse terre della Puglia, così da questa chiesa la grazia dello Spirito, nell’intenzione dell’architetto, fluisce e dona la vita promessa dal Salvatore. L’acqua viene, così, ad essere l’elemento cui la chiesa si ispira.
 
Entrando, infatti, non si può non restar colpiti dai voluminosi vortici del soffitto che richiamano appunto il mulinare fragoroso dell’acqua. Le stesse, sinuose forme delle pareti portanti, il cui rientrare e sporgere dà luogo alle cappelle laterali che accolgono le statue dei Santi cari alla pietà caposelese, richiamano l’acqua nel suo fluire. L’aula liturgica, infatti, sembra un unico grande fiume che, avente come fulcro e sorgente l’altare, scaturisce modellandosi  in un perfetto connubio tra forma, colore e luce.
 
La chiesa è altresì impreziosita dalle opere dell’artista bergamasco Mario Toffetti, “l’artista dei Papi”, autore tra l’altro delle porte bronzee della Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore e del battistero della Cappella Sistina a Roma. Al centro dell’abside della chiesa emerge, nella sua delicatezza e leggerezza, il pregevole altare le cui morbide forme richiamano le onde dell’acqua sulle quali la mensa eucaristica sembra quasi fluttuare. Nella parte frontale dell’altare è rappresentata la scena evangelica dell’incontro di Gesù con la Samaritana al pozzo. Ai piedi dell’altare, in un apposito spazio, è custodita una venerata reliquia di San Gerardo Maiella, morto qui a Caposele, nel convento di Materdomini, nel 1755.
 
Anche l’ambone si ispira all’acqua ed accoglie, nel suo slancio verso l’aula liturgica, una scena rappresentante la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti in preghiera nel Cenacolo.
Dietro l’elegante sede presbiterale in pietra si erge, maestoso, in un vorticare di forme voluminose di bronzo, la figura del Cristo crocifisso e risorto, alle cui spalle svetta la croce alta e slanciata. Il Redentore è rappresentato con le braccia elevate verso il Cielo, in un atteggiamento ieratico di suggestiva bellezza.
Entrando a sinistra, pregevole è anche il Battistero, impreziosito da una scena rappresentante il Battesimo di Gesù nelle acque del fiume Giordano ad opera di Giovanni Battista.
 
In fondo, a destra dell’altare, si può ammirare una reliquia dell’antica chiesa madre consistente in un altare laterale sopravvissuto alla furia del sisma del 1980, attualmente adibito alla custodia del Santissimo Sacramento. Notevole il ciborio del XVII secolo, in marmi policromi. L’ambiente è perfettamente incastonato nella struttura plastica del tempio, in cui nuovo e antico contribuiscono a creare un suggestivo ambiente di raccoglimento e di preghiera.
La chiesa, infine, accoglie alcune delle immagini dei Santi venerati da sempre qui a Caposele. Salvate dalla furia del sisma, le statue, rispettivamente di San Rocco, di Santa Lucia, della Madonna delle Grazie, risalgono tutte al XVIII secolo, eccetto la statua-reliquiario del patrono San Lorenzo, che è presumibilmente del XVII secolo. Circa quest’ultima, essa spicca tra le altre per la sua notevole fattura. Il Santo, rappresentato a mezzo busto, è rappresentato in un atteggiamento contemplativo. La delicatezza del panneggio e la bellezza del viso ne fanno una delle più belle immagini dello stesso in Italia.  Da notare, alla base della statua, l’antico stemma del Comune di Caposele, in uso già nel XVII secolo, rappresentante tre monti con tre stelle ed un dragone che vomita acqua. Segno, questo, dell’alta considerazione che gli antichi caposelesi avevano di questo elemento, ricchezza e risorsa del posto, tale da fare di Caposele, come è stato scritto altrove, una vera e propria città di sorgente.
Mario Sista
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